TRASFORMAZIONE INTERIORE: DALL’ IO AL SÉ, DALLA PRIGIONE ALLA LIBERTÀ, DALLA POLARITÀ ALL’UNITÀ (estratto gratis)

trasformazione interiore

Parliamo di trasformazione interiore. Vi riporto un breve estratto dal libro MALATTIA E DESTINO, il valore e il messaggio della malattia di Thorwald Dethlefsen e Rudiger Dahlke. A questo punto del libro è già stata affrontata la questione del significato che ogni malattia e sintomo hanno, e in questo capitolo conclusivo gli autori affrontano il tema della coscienza e della semplice osservazione del sintomo.

trasformazione Interiore, cosa troverai in questo articolo:

Compito del malato, una volta che egli abbia compreso il messaggio del sintomo, è quello di limitarsi ad amare il sintomo stesso senza volerlo cambiare. Ed è così facendo che si ottiene la completa illuminazione e integrazione dell’ombra che ha prodotto la malattia. In altre parole la realtà è già perfetta così com’è, è solo la nostra ottica che ha bisogno di cambiare.

15. Che cosa si può fare?

Dopo tutti i tentativi e le considerazioni tese a capire almeno un poco il messaggio dei sintomi, il malato si trova confrontato con una domanda :« Come faccio a guarire ora che so queste cose? Che devo fare?» la nostra risposta a questa domanda è fatta sempre di un’unica parola: « Guardare!». Una sollecitazione di questo genere appare in genere molto banale, semplice e poco utile. Si vuole fare qualcosa, si vuole agire, ci si vuole modificare, fare cose diverse da quelle fatte finora – e « guardando» si ottiene ben poco…! Il «volersi cambiare» a tutti i costi cela un enorme pericolo: in realtà non c’è niente da cambiare – a parte la nostra ottica. Per questo ci limitiamo a dire di «guardare».

trasformazione interiore

Ricerca del Sé interiore

In questo universo l’uomo non può fare altro che imparare a vedere – cosa per altro difficilissima. L’evoluzione si basa unicamente sulla modificazione del modo di vedere – tutte le funzioni esteriori sono sempre soltanto espressione del modo di vedere. Confrontiamo per esempio il livello di evoluzione della nostra epoca tecnica con quello del Medioevo, e vedremo che la differenza consiste nel fatto che nel frattempo abbiamo imparato a vedere certe regolarità e possibilità.

Le leggi e le possibilità esistevano anche diecimila anni fa – solo che allora non le si vedeva. L’uomo immagina facilmente di creare qualcosa di nuovo, e parla quindi con orgoglio delle sue invenzioni. Dimentica però che egli potrà sempre soltanto trovare, mai inventare. Tutti i pensieri e le idee sono potenzialmente sempre presenti – solo che l’uomo ha bisogno di tempo per integrarli. Per quanto possa sembrare duro per tutti coloro che vogliono migliorare il mondo, in questo mondo non c’è niente da migliorare o da cambiare all’infuori della nostra ottica.

In questo modo i problemi più complicati si riducono in ultima analisi alla vecchia formula: conosci te stesso! Questa cosa è in realtà così difficile che noi cerchiamo sempre di inventare le più complicate teorie e i più complessi sistemi per conoscere e cambiare gli altri, i rapporti e il mondo circostante. Dato tutto questo lavoro, irrita il fatto che le tante teorie, i sistemi e le macchinazioni ideati vengano cancellati in un sol colpo e sostituiti col semplice concetto « conosci te stesso». In realtà il concetto può sembrare semplice, ma la sua realizzazione non lo è affatto.

io e sé

Dalla paura alla libertà

Migliorare sé stessi non significa soltanto imparare a vedersi come in realtà si è! Conoscere sé stessi non significa conoscere i proprio Io. L’Io si rapporta al Sè come un bicchier d’acqua si rapporta all’oceano. Il nostro Io ci fa ammalare, il Sè ci guarisce. La via della guarigione è quella che porta dall’Io al Sè, dalla prigione alla libertà, dalla polarità all’unità. Se un determinato sintomo mi indica ciò che mi manca per raggiungere l’unità, io devo imparare a individuare questa carenza e provvedere a integrarla nella mia identificazione conscia.

Le indicazioni che abbiamo fornito in questo libro tendono a farci posare lo sguardo dove in genere non lo posiamo mai. E una volta che si è visto, non perderemo più di vista l’oggetto di interesse e impareremo a guardare con sempre maggiore precisione. Soltanto l’osservazione attenta e costante supera le resistenze e fa crescere quell’amore che è necessario a integrare ciò che si è scoperto. Vedere l’ombra significa: illuminarla.

ricerca del sé interiore

Io e il sé aggressivo

Totalmente sbagliata, ma frequente, è la reazione che porta a volersi immediatamente liberare dal principio individuato nel sintomo. È possibile che una persona che si rende finalmente conto della propria aggressività inconscia si chieda con orrore: «Come faccio a liberarmi di questa aggressività?». La risposta è: «Nulla – prende atto del fatto di possedere un’aggressività e godine!». Proprio il «non-voler-avere» porta alla formazione dell’ombra e fa ammalare – saper vedere l’aggressività nella sua essenza rende sani. Chi ritiene pericolosa questa situazione, dimentica che un principio non sparisce se si evita di vederlo.

Non esistono principi pericolosi – pericolosa è soltanto una forza non bilanciata. Ogni principio viene neutralizzato dal suo polo opposto. Isolato, questo principio è pericoloso. Il calore da solo è altrettanto pericoloso per la vita del freddo da solo. Mitezza isolata non è più nobile della severità isolata. Soltanto nell’equilibrio delle forze regna la pace. La grande differenza tra «il mondo» e «il saggio» consiste nel fatto che il mondo cerca sempre di realizzare un polo, mentre il saggio predilige sempre il punto centrale tra i poli. Chi ha capito che l’uomo è un microcosmo, perde gradualmente la paura di ritrovare in sé tutti i principi.

ricerca del sé interiore

Trasformazione interiore: superare la polarità 1

Se in un sintomo troviamo un principio che ci manca, basta imparare ad amare il sintomo perché esso realizza già quello che ci manca. Chi attende con pazienza che il sintomo sparisca, non ha capito ancora il concetto di base. Il sintomo vive il principio dell’ombra – se noi accettiamo questo principio, difficilmente combatteremo il sintomo. Questa è una chiave. Accettando il sintomo, lo rendiamo inutile. La resistenza produce una pressione opposta. Il sintomo sparisce quando il paziente è diventato indifferente. L’indifferenza mostra che il valore del principio che si manifesta nel sintomo è stato capito e accettato. Tutto questo lo si può ottenere solo «guardando».

dalla paura alla libertà

Trasformazione interiore: superare la polarità 2

Per evitare a questo punto dei malintesi, facciamo notare ancora una volta che qui parliamo del piano contenutistico della malattia e quindi non necessariamente dobbiamo indicare quale comportamento tenere sul piano funzionale. L’interrogarsi sul contenuto dei sintomi non impedisce affatto né rende superflue le misure funzionali. Il nostro confronto con la polarità dovrebbe aver già fatto capire che noi sostituiamo un o/o con un sia/sia.

Interpretiamo oppure operiamo?

Così, per esempio, nel caso di un’ulcera gastrica non dobbiamo chiederci: «Interpretiamo oppure operiamo?». Una cosa non rende superflua l’altra, ma le dà un senso. Però un’operazione da sola diviene ben presto priva di significato se il paziente non ne capisce il significato – e d’altra parte il significato perde ogni senso se il paziente muore. Bisogna per altro rendersi anche conto che la maggior parte dei sintomi non mette a rischio la vita e quindi il problema delle misure funzionali è meno urgente. […]

L’unico significato della nostra incarnazione è la presa di coscienza. È sorprendente quanto poco la maggior parte delle persone si preoccupi dell’unico tema importante della propria vita. È facile ironizzare sulle cure e sull’attenzione che l’uomo dedica al proprio corpo, sebbene sia ben chiaro che esso un giorno andrà in pasto ai vermi. Chiaro dovrebbe essere anche che un giorno tutto (famiglia, denaro, casa, fama) dovrà essere abbandonato. L’unica cosa che va al di là della tomba è la coscienza – e di questa ci occupiamo veramente poco, sebbene sia lo scopo della nostra esistenza: per questo fu creato l’universo.”

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche…